Aggiornamento impulsivo e inevitabile:
A tratti, questo blog mi fa proprio schifo. Mi dà la nausea. È solo un susseguirsi di ordinati compitini inespressivi e inzuppati nella retorica, nelle reminiscenze di letture dei soliti libri, fatte in fretta e non metabolizzate, nella sottocultura premasticata che mi avvolge come una soffocante placenta. La realtà, quella che taglia, brucia, urta, dove diavolo è finita? Quella che sono, quella che cercava di capire, quella che non giudicava mai.. dov’è? Quella, al momento inoltra una domanda per una borsa di studio, per un master, per cambiare direzione, ma se i posti sono quaranta e i candidati quattromila.. potrà solo dire di averci provato e reimmmergersi nell’inerzia con la coscienza a posto. Oppure no? Qualcosa cambia e qualcosa, troppo, resta uguale, tipo quelle cazzate che una venticinquenne fatta e finita dovrebbe aver archiviato da tempo. Dovrebbe? Starò mica iniziando a giudicare, proprio io? Giudicare gli altri, giammai. Sono amorale. Ma nei confronti di me stessa, senz’altro sono una bacchettona insopportabile. Mi bacchetto ad alta voce, mi riempio la testa di prediche, ma alla fine mi perdono tutto. Il personaggio dell’amorfa amelia mi si avvicina pericolosamente, con le bracciotte lattee protese, pronte ad abbracciarmi e trascinarmi giù.
E ora, l’ordinato compitino..

Tentativi falliti:
trasformare del misero yogurt in gelato, neanche fossi alle nozze di Cana;
corrompere la Musa con una doppio malto, mentre lei, donna di classe, esige di meglio - e non ho voglia di offrirle il liquore con cui ho litigato sabato notte (la semplice vista della bottiglia mi dà la nausea, e dire che l’adoravo, non fosse altro per l’estetica e la ritualità del servire quel drink);
ridurre le dosi giornaliere di caffeina senza incorrere in altre compulsioni;

Consolazioni:
un’insalata barocca che canticchia sulle papille;
una maratona di Desperate Housewives in lingua originale;
la prospettiva della lunga corsa ritemprante e scarica nervi che farò quando un certo plico sarà finalmente tra le mani di un corriere espresso;

Speranze:
non fare passi falsi nei prossimi giorni, per non rovinare un lungo weekend che si preannuncia interessante (per non dire altro - perlopiù romanticherie che vi risparmio);
dare al mio futuro lavorativo una direzione che mi rispecchi (per quanto concerne le mie facoltà di guscio di noce nel mare del Caso).